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03-05-2019, 12:08

Neve in collina: 62 anni dopo, sarà di nuovo storia?

In arrivo un peggioramento che sembra ricalcare quello del 5-6 maggio 1957. La neve e le piogge previste

Per la neve di pochi giorni fa, nell'ultima decade di aprile, i precedenti, anche molto recenti, non mancano: nel 2016, ad esempio, nevicò in occasione del 25 aprile (http://www.reggioemiliameteo.it/news-articolo.php?id=184).
Ma la perturbazione prevista per domenica è decisamente più intensa e più rara: per trovare un episodio simile, bisogna risalire al maggio del 1957, quando la neve imbiancò la collina reggiana. Dal confronto fra le mappe meteorologiche, emerge la sorprendente affinità della configurazione di allora con quella, per ora teorica, di domenica. 
 
Figura 1: confronto della configurazione sinottica tra il 6 maggio del '57 e la previsione del 5 maggio 2019.
 
Figura 2: confronto tra le temperature ad 850hPa (circa 1500m) del 6 maggio del '57 e della previsione per il 5 maggio 2019.
 
La dinamica

Per entrambi gli eventi si tratta di una perturbazione di origine artica dalle caratteristiche tipicamente invernali, sia per la natura delle masse d'aria in gioco, sia per la dinamica a larga scala, che, come nel '57,  darà origine ad un evento quantomeno raro, probabilmente di portata storica.

Le cause cha hanno dato il via a questo peggioramento eccezionale sono da ricercare in un riscaldamento repentino della stratosfera polare, responsabile dello svilippo di una forte anomalia barica positiva, propagatasi poi alle quote inferiori sino a raggiungere la troposfera, dove si decidono le sorti meteorologiche. Si tratta, in gergo, di un final warming, ossia un riscaldamento della stratosfera che avviene tutti gli anni al termine della stagione invernale, ma che quest'anno è avvenuto con grande ritardo e - caratteristica non comune - ha coinvolto ancha la troposfera. Questo riscaldamento ha causato la formazione di una forte alta pressione polare, che ha iniziato a spingere verso latitudini inferiori l'aria fredda accumulatasi al Polo durante l'inverno; ora, anche grazie all'azione congiunta di un'estesa area anticiclonoica sul Nord Atlantico, tale massa fredda ha trovato campo libero per scivolare verso l'Europa. Nella figura 1 si può notare, evidenziato con la sequenza di lettere "A", il tunnel alto-pressorio lungo il quale scorrono, a destra, le correnti fredde dall'Artico.

Dal confronto proposto in figura 1 e 2 si nota come la sinottica e la distribuzione del campo di temperature siano molto simili, e di fatto paragonabili, all'evento del '57 che portò a nevicate tardive sul nostro Appennino fino alla collina. E' quindi probabile che la perturbazione del 5 maggio eguagli il record del '57 o che addirittura lo superi, data l'estrazione così anomala dell'aria fredda che arriva direttamente dal Circolo Polare Artico. 
 
La previsione 

Figura 3: il fronte freddo prossimo all'impatto con l'Arco Alpino nel pomeriggio di Sabato 4, mentre una prima linea d'instabilità interessa il Tirreno Centrale con i primi rovesci possibili anche sul nostro Appennino. 
 
Nella giornata di sabato, un esteso fronte freddo si avvicinerà alle Alpi, innescando la formazione di minimo depressionario piuttosto profondo sul centro Italia, in posizione favorevole per abbondanti precipitazioni sull'Emilia. L'aria fredda impatterà l'Arco Alpino ed entrerà nel Mediterraneo attraverso il Golfo del Leone, con forti raffiche di Maestrale che arriveranno al nostro Appennino deviate da Sud-Ovest e potranno portare anche i primi rovesci. La seconda fase del peggioramento è attesa tra la notte e la mattina di domenica, quando si attiverà anche una ventilazione più fredda da Nord Est con raffiche di Bora
 
I primi effetti dell'avvicinamento della perturbazione si faranno sentire già nella giornata di sabato: nuvolosità diffusa e deboli precipitazioni irregolarmente distribuite, più probabili nel pomeriggio, specialmente sui settori Appenninici. La quota neve in questa prima fase sarà ancora elevata e prossima ai 1900m.
 
A partire dalla notte di domenica, con la formazione del minimo depressionario e l'ingresso dell'aria fredda da Nord-Est, ci aspettiamo un brusco calo delle temperature e precipitazioni intense su tutto il territorio. La  quota neve nella notte raggiungerà rapidamente i 1000m e nella prima mattinata anche la collina fino a circa 400-500m, con possibili sconfinamenti fino a 300m. I cumulati di precipitazione più importanti sono attesi tra notte e mattina con fenomeni intensi. Nel pomeriggio è attesa una  graduale diminuzione delle precipitazioni, mentre  in serata il peggioramento inizierà a volgere al termine, con precipitazioni  di intensità debole o moderata in definitiva cessazione nella notte. I venti soffieranno dai quadranti settentrionali con raffiche fino a forti da Nord-Est lungo il Crinale. 
I quantitativi di neve attualmente stimati sarebbero da record: punte di 50cm sull'Alto Appennino (dai 1300m), 20-30 cm a 900m e 5-15 cm su Medio Appennino a 500m. E' bene ricordare che, come per la quota neve, si tratta di valori indicativi che necessitano di conferme nei prossimi aggiornamenti previsionali, disponibili QUI.
 
Figura 4: quantitativi di precipitazione in forma di neve previsti dal modello meteorologico ICON. 

Autore: Redazione REM
 
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